Bigino: “Raising a Bilingual Child” ovvero “Come crescere un bambino bilingue” – Parte 1

Per Natale mi sono autoregalata un libro molto interessante: “Raising a bilingual child”, ovvero “Come crescere un bambino bilingue”.
Al momento credo sia disponibile solo in lingua inglese…e da brava “masochista” mi sono messa pian piano a studiarlo! 😉

Sono partita dal Capitolo 4: “Stabilire un ambiente bilingue”
Ecco un sunto dei buoni presupposti:

A) Le fondamenta per una famiglia bilingue

1- Credere nel bilinguismo come valore aggiunto e non farsi scoraggiare da commenti ed avversità.
Nota di MA: commenti, critiche e scetticismo li ho già incontrati e continueranno a farci compagnia,  poiché il bilinguismo all’interno di famiglie monoligue in Italia è ancora poco diffuso.
Io stessa fino a 6 mesi fa pensavo che il bilinguismo potesse esistere solo nel caso di genitori di madrelingua diversa.
Capisco quindi i dubbi e le critiche,  l’importante è ascoltare anche le mie motivazioni,  supportate da studi scientifici ma soprattutto dall’esperienza pratica e dai risultati ottenuti!

2- Essere consapevoli che l’uso della lingua da parte dei genitori influenza molto i bambini, in certi casi più dell’ambiente esterno.
Nota di MA: nel mio piccolo posso dire di aver praticamente insegnato da sola a 2G l’inglese,  poiché l’unico ambiente esterno che frequenta in cui si parla una lingua diversa dall’italiano è il Play Group: attività molto utile e divertente ma non sufficiente senza un uso continuativo dell’inglese a casa.

3- creare delle opportunità di esposizione alla lingua e mettere il bambino in condizione di praticarla.
MA: nel nostro caso sono aperte le ricerche per una babysitter madrelingua!

B) I fattori che solitamente determinano se il bimbo diventerà bilingue o meno

1- il cosidetto “Input Cycle” ovvero quanto un bimbo è esposto alla lingua minoritaria e quanto la usa. Il concetto in poche parole è il seguente: più si è esposti e spinti ad usare la lingua minoritaria, maggiori saranno le capacità sviluppate e quindi maggiore l’uso che ne verrà fatto. Si tratta di un circolo vizioso che vale sia in senso positivo che negativo, per cui meno si è esposti alla lingua, meno bravi si diventa e sempre meno la si userà!

2- i fattori che possono inibire il bimbo all’uso della lingua minoritaria (LM) di solito sono:
* la percezione della lingua come estranea alla famiglia (di nuovo quindi è fondamentale il ruolo dei genitori)
* la mancanza di interesse verso la lingua, cioè se tutto il mondo esterno al bambino quali parenti, amici ed attività non usano la LM. Quindi è utile cercare di inserire il bimbo in un ambiente internazionale.
* la presa in giro da parte dei compagni che non parlano la LM.
Nota di MA: 2G frequenta una scuola materna pubblica, ma ha 3 compagni di classe con un genitore non madrelingua italiana, che parlano coi figli la loro LM. Grazie a questo colpo di fortuna ed all’amicizia che sta nascendo tra mamme e bimbi, a 2G sembra normale che anche sua mamma non parli sempre italiano!

C) Come organizzarsi in famiglia

1- Ci sono principalmente 4 strategie per il bilinguismo
* OPOL: One Person One Language, ovvero ogni genitore parla una lingua specifica col figlio, di solito un genitore parla la lingua maggioritaria e l’altro quella minoritaria. Può anche succedere che entrambi i genitori parlino due lingue minoritarie diverse tra loro, in modo che i figli imparino in totale 3 lingue!
L’approccio OPOL vale sia per i genitori madrelingua che per i non-madrelingua, a patto che conoscano bene la lingua minoritaria
* ML@H – Minority Language at Home: entrambi i genitori parlano la LM a casa. Questo è molto utile se si vuole intensificare l’esposizione, magari solo per brevi periodi come durante le vacanze o il weekend.
* T&P: Time and Place – metodo generalmente applicato nelle scuole bilingui, dove alcune attività in certi momenti della giornata avvengono in una lingua e certe altre attività nella seconda lingua.
* MLP – Mixed Language Policy: metodo usato soprattutto in Asia e India, in cui viene scelta una lingua in base all’argomento. Non è particolarmente consigliato per i bambini perché può creare confusione.

In generale la scelta di un metodo non deve mai essere troppo rigida, ma i genitori possono applicare delle variazioni in base a specifiche esigenze, come per esempio un viaggio all’estero, parenti in visita e così via!

Esperienza di Pancia:
Al momento noi stiamo applicando un mix tra OPOL (MA è la English one!) e ML@H (di solito durante i weekend quando G è un po’ meno cotto!) e devo dire che 2G sembra essersi abbastanza abituata. Stiamo ancora aspettando le prime parole di 3G…chissà!

Queste le mie prime note del Cap. 4. Seguirà, serate tranquille permettendo, la parte 2 del bigino! 😉

Intanto auguro buon lavoro a tutte le mamme e papà che hanno intrapreso questa avventura del bilinguismo!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...