Bigino: “Io mi svezzo da solo” – parte 2

Eccoci con la seconda e ultima parte del Bigino: qui invece trovate la prima parte…

– Svezzamento a richiesta: tutti i neonati tra i 5 e i 6 mesi per istinto iniziano ad interessarsi al cibo.
Vedono i loro genitori compiere il gesto di mangiare più volte al giorno e li vogliono imitare.
Se i genitori si fidano di loro e pian piano assecondano la loro richiesta di assaggiare, si ritroveranno come per magia a pranzare e cenare tutti insieme quasi senza accorgersene!

– Alimentazione complementare: il cibo in una prima fase è solo un assaggio che segue o anticipa il pasto a base di latte materno o artificiale. Successivamente, in modo graduale, il cibo solido va a sostituire la poppata, secondo le esigenze dettate dal bimbo, senza attenersi a ricette o vincoli particolari.

– “Ricordo” del cibo: i neonati hanno conosciuto il sapore del cibo a partire dalla gravidanza, grazie al liquido amniotico, e poi con l’allattamento.
Quando iniziano ad assaggiare i cibi solidi, ritrovare gli stessi odori e sapori è per loro piacevole e rassicurante. Allora perché non offrire le stesse pietanze che ha sempre mangiato la mamma, ovviamente piatti salutari, così che il mangiare insieme sia una gioia e non una fatica?
La mamma può così evitare di dover cucinare pappette specifiche per il bimbo ed il bimbo potrà fin da subito mangiare cibi che lo rendono felice…

– Paragrafo “Baby e il Boia” mi è parso un po’ esagerato! E’ vero però che lo svezzamento può diventare un momento di forte stress per la mamma ed il resto della famiglia, perché il baby non mangia come previsto dalla tabella del pediatra!

– “Dare il buon esempio”: I genitori sono i primi a dover dare il buon esempio, sia a tavola che nella vita di tutti i giorni. Via libera quindi ad offrire al bambino gli stessi piatti che mangiano gli altri componenti della famiglia, a patto che siano salutari e bilanciati!

– “Alimenti speciali”: le famiglie che si attengono alle diete particolari per i loro figli, mediamente resistono fino al primo anno di vita, poi smettono di cucinare a parte e di comprare alimenti cosiddetti “speciali per bambini”, che di speciale non hanno niente, se non il prezzo! Perche’ allora non farlo fin da subito?!?

– Piramide alimentare: le semplici regole a cui attenersi!

– Porre le basi per un buon rapporto col cibo…
Nota di MA: stare a tavola è un’occasione di condivisione ed un momento in famiglia.
MA e G hanno cercato di trasmettere alle bimbe amore e passione per il cibo, un po’ “alla Montalbano”!
Si è soprattutto cercato di non
entrare nella spirale del “mangia questo, così poi ti do quell’altro che ti piace di più” e di non distrarre le bimbe pur di farle mangiare.
Non si è mai fatto ricorso alla televisione, alle canzoncine, al “vola, vola, l’aeroplanino con la pappa”, alle tiritere tipo “un boccone per la mamma, uno per il papà, uno per la nonna etc etc”.
Si sta a tavola e si mangia tutti insieme in allegria (senza ansie specialmente dei nonni), con rispetto e curiosità verso il cibo!
Spesso si va al ristorante tutti insieme e si ordina quello che c’è sul menu da adulti…
Non è sempre così, ma ci si prova! 😉

Senso di sazietà: i bambini allattati al seno hanno imparato fin da subito ad autoregolarsi.
Riuscire a mantenere viva questa capacità durante lo svezzamento, pone delle ottime basi per lo sviluppo di un sereno rapporto col cibo.

Aumento di peso: madre natura ha previsto che un neonato cresca moltissimo i primi tre mesi di vita e poi, a partire dal quarto mese, inizi a rallentare.
Dopo l’anno, c’è addirittura un momento di pausa in cui il bimbo non aumenta e la mamma entra in crisi!!
Di solito accade quando lo svezzamento è avviato, la mamma si sta finalmente rilassando…ed ecco che molti bambini perdono gran parte del loro appetito, proprio per permettere al loro fisico di slanciarsi e rimanere in salute.
Dopo un periodo di assestamento, la crescita media prevede un aumento di 1-2 kg all’anno.
Se così non fosse ci sarebbero grossi rischi di obesità, ma questo alle mamme non viene spiegato e l’ora di mangiare si trasforma molto spesso in una battaglia tra insistenze della mamma e rifiuti del bimbo: basterebbe fidarci dell’istinto dei nostri figli e non assillarli con il tipico italiano: “Mangia che è buono”!

A tal proposito lo studio di una pediatra di nome Claire marie Davis ci insegna molte cose.
Nota di MA: sul libro viene descritto lo studio, io vi riporto uno stralcio tratto dal post di una mamma che ha già fatto il lavoro di sintesi al posto mio ;):

“C’è un bello studio di Claire marie Davis, che nel 1928 scelse 15 bimbi abbandonati dai 6 agli 11 mesi, erano bimbi fino a quel momento sii erano nutriti solo con latte almeno 4 volte al giorno. Li mise a tavola a rotazione in 4 occasione quotidiane con a disposizione 35 alimenti elementari, come acqua, sale, latte frutta, carni, ecc. Niente burro, zuccheri, formaggi nè cibi industriali. Le infermiere imboccavano i bimbi solo quando mostravano uno specifico interesse per un dato alimento e finché aprivano la bocca spontaneamente. Finito di mangiare si portava via tutto. Quasi tutti i bimbi furono seguiti da specialisti fino a 4 anni.
Ne risultarono abbinamenti un po’ strani si, ma dal punto di vista nutrizionali equilibrati, aumentavano con la crescita del fabbisogno del bimbo, non ci furono casi di dimagrimento o sovrappeso/obesità e non ci furono casi di stitichezza.
Ora non è che possiamo fare pasti da 35 portate, è sufficiente una cucina normalmente varia.
Poi quando crescono dobbiamo fare conti con pubblicità, merendine varie, abbiamo qualche difficoltà, ma insomma ce la caveremo anche noi”
Sintesi tratta da: http://forum.pianetamamma.it/maternita-le-nascite-mese-per-mese/97026-mamme-agostine-luglioline-2011-a-145.html

Vademecum finale: a dimostrazione che MA non si ricorda davvero ciò che legge, l’ultimo capitolo del libro è un “sommario per non complicarsi la vita”, in pratica già un mini bigino dell’autore!
Vi riporto giusto i titoli dei paragrafi e poche righe esplicative, poiché sono concetti già espressi nei miei post:

1) Conoscere il proprio bambino: ogni individuo ha le sue peculiari caratteristiche, non sarà mai identico allo schema previsto dal pediatra a tavola, dall’insegnante a scuola e così via, proprio perché la “media” su cui si basa lo schema è composta da un mix di individui tutti diversi dalla media!
2) Tenere il bambino a tavola coi genitori
3) Aspettare i 6 mesi circa: prima non porsi il “problema” cibo!
4) Aspettare la richiesta di cibo da parte del bambino: da un giorno all’altro vi vorrà imitare, aspettate che sia pronto lui/lei.
5) Soddisfare le sue richieste, sempre e comunque: nel senso di fargli assaggiare il cibo non solo a casa ma anche al ristorante, basta che sia “sano”. Se non ritenete che ci sia del cibo adatto, dategli pure un pasto di solo latte
6) Smettere gli assaggi se cessa la richiesta: non forzarli mai
Nota di MA: le poche volte che ha forzato 2G perché non aveva mangiato proprio nulla…poi ha scoperto che aveva mal di stomaco e le ha vomitato tutto 😦
7) Non cambiare ritmi, orari e durata dei pasti della famiglia
8) L’allattamento prosegue come si vuole: l’aggiustamento e l’eliminazione graduale delle poppate a pranzo e cena avverrà in modo automatico.
9) Cosa è mai un nome?
Non si parla più di svezzamento ma di “alimentazione completamentare” e nel caso di questo libro “alimentazione completamentare a richiesta!”

Eccoci arrivati alla fine, spero di esservi stata di aiuto!
Il libro è molto piacevole, soprattutto le simulazioni di conversazioni tra Candida e Tranquillo… consiglio di leggerlo, sia alle mamme che ai papà.
MA con 3G porterà avanti ancora di più questo tipo si svezzamento, seguendo il consiglio dell’autore: “Fatelo strano!” 😉

Link utili:
quello-che-i-bambini-non-dicono-a-tavola: articolo per far riflettere i genitori (consigliato da Doula L.)

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