La nostra avventura con l’inglese … Let’s speak English!

Luglio 2013
Da una chiacchierata con l’amica V.

Sono sicuramente una mamma iperattiva che si annoia facilmente.
Ho la passione per le lingue straniere, oltre che per i viaggi, grazie alle esperienze che ho potuto vivere fin da piccola con i miei genitori.
Non ho mai fatto frequentare a 2G un corso di inglese, perché pensavo fosse un’attività eccessiva e un po’ fine a se stessa.
Io parlo abbastanza bene l’inglese ma non sono madrelingua, perciò pensavo di non poter essere una brava maestra.
Quest’estate ho conosciuto V, che mi ha raccontato la sua esperienza: sua mamma, pur non essendo madrelingua, le ha sempre parlato in francese quando erano sole.
V. ha poi coltivato questa base linguistica con lo studio e con lunghi soggiorni in Francia e così V. è perfettamente bilingue!
Sta riproponendo la stessa esperienza a sua figlia, nonostante il marito non conosca il francese bene quanto lei, e la bimba sta crescendo bilingue!

Esperienza di Pancia:
Forte di quest’esperienza e di un po’ di approfondimenti che ho fatto sul tema, ho deciso di lanciarmi con le mie bimbe.
Mio marito parla bene inglese ed approva il mio progetto: G continua a parlare solo italiano, anche perché trascorre meno tempo con le bimbe, ed io invece mi dedico all’inglese.
Non essendo madrelingua, non ha senso che io applichi il metodo OPOL “one person one language”, sia perché 2G parla già perfettamente italiano e ha piacere di parlare con la sua mamma, sia perché io non ho in inglese la stessa proprietà di linguaggio che ho in italiano.
Sto quindi cercando il metodo adatto alla nostra famiglia, cercando di includere 2G in tutte le prove e scelte che sto facendo.
Siamo partiti con MA 100% inglese solo al mattino o pomeriggio, ma era poco flessibile, perché a volte 2G non capiva e si innervosiva o aveva bisogno di aiuto e io non “potevo” supportarla in italiano.
Ho deciso quindi che in particolari situazioni le avrei parlato in italiano, ma rimaneva il vincolo dello spazio temporale.
Questa suddivisione rigida mi metteva in difficoltà soprattutto con 3G, con la quale mi viene ormai spontaneo parlare quasi solo inglese, ma al pomeriggio era “vietato” e 2G me lo ricordava con precisione!
Adesso ho trovato forse il mio modo per vivere bene l’inglese in famiglia: cerco di parlare tutto il giorno solo in inglese, quando ne percepisco l’esigenza da parte mia o dei G uso l’italiano e nei momenti conviviali come a pranzo e cena si parla tutti la lingua madre!

In questi due mesi di inglese 2G ha già ottenuto ottimi risultati: canta tantissime canzoncine, conta fino a venti ed inserisce con disinvoltura termini inglesi qua e là.

Tip: abbiamo comprato insieme una morbidissima pecorella che si chiama Mary e viene da Londra. E’ una nuova amica che parla solo inglese e bisogna aiutarla a capire come si vive in Italia 😉
Vediamo come andrà…l’importante è che continui a percepire l’inglese come una cosa normale/gioco e non come un’imposizione.

Link utili: http://www.bilinguepergioco.com

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12 pensieri su “La nostra avventura con l’inglese … Let’s speak English!

  1. MA sei una fonte inesauribile di energia! Noi siamo i soliti provinciali, progetto musical-inglese al nido (iniziato oggi) e francese con la zia, la sottoscritta lo stordisce di italianissime chiacchiere 😉

    1. Uaho, primo giorno di nido, che emozione! come stanno mamma e prole? Nido con inglese direi che non è affatto male, francese con zia pure! Dirò a 2G che potrà giocare in inglese anche con il suo amico A. 😉

      1. Prole benissimo (fa tutta la prima settimana con me o Papà tutto il tempo, quindi x ora è il max, l’idea è che si abitui a maestre e bimbi), io molto contenta e convinta, anche se verso la mezzanotte qualche pensiero da mamma chioccia non me lo leva nessuno…

  2. ottimo metodo, in realtà ogni metodo è buono, purché ci sia un’esposizione. gli schemi facilitano, forse, e forse facilitano soprattutto noi adulti, ma i bimbi son macchine d’apprendimento e presentar loro modelli dinamici e flessibili li rende più capaci di inserire il nuovo nel noto. in realtà, il tanto acclamato “one face one language” non è così universale nei risultati e esistono molto casi di famiglie in cui due o più lingue si mischiano e son parlate indifferentemente e a seconda dei momenti e delle situazioni da entrambi i genitori, senza che si registrino disorientamenti o ritardi nell’apprendimento linguistico dei bimbi. certo i bambini esposti a più lingue nella fase della prima formazione del linguaggio appariranno forse più lenti e con un vocabolario minore, a parità di età, rispetto ai loro coetanei monolingui, ma il loro cervello si sta preparando a andare a mille e sta affinando le armi della plasticità; per questo, esporre a un multilinguismo bimbi piccoli è utile e proficuo, non solo per le lingue, ma soprattutto per l’allenamento allo switching e dunque all’elasticità che esso introduce, come del resto imparare più linguaggi, per esempio la musica, la pittura, la danza.
    l’unica cosa, anche se è ormai acclarato che non c’è un’età per diventare bilingui (bilingui tardivi con molta pratica mostrano performance migliori di bilingui precoci che poco allenamento), l’unica “soglia” cruciale per l’apprendimento riguarda l’aspetto fonetico e prosodico, cioè la pronuncia da un lato e il valore emozionale dei suoni dall’altro. la prosodia è ciò che rende la catena del parlato affettivamente significativa, è ciò che permette alla lingua di dire altro oltre a ciò che si dice, di mentire fingendo di dire la verità, di mitigare espressioni che potrebbero risultare socialmente compromettenti o inadeguate. la prosodia è una delle armi della pragmatica linguistica. non è che pronuncia e prosodia non si possano imparare da adulti, ma al disopra di una certa età (a seconda degli studi, 9 o 12 o 18 mesi), lo sforzo per il cervello è sempre maggiore. quindi fai bene a far sentire a 2G e 3G canzoncine e quant’altro fin da ora 🙂

  3. Ma sai che è un progetto bellissimo e interessantissimo. Intanto perché i bimbi piccoli sono spugne che imparano giocando, quindi senza difficoltà. E poi e’ bello che tutta la famiglia condivida questa esperienza bilingue. Fai venire voglia anche a me!!

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